2013-11-13

Attenzione alle fonti e ai luoghi comuni

Quando si tratta della Corea del nord (Repubblica Popolare Democratica di Corea, acronimo RPDC) per la nostra stampa il cliché è assicurato. Sintetizzo al massimo. La RPDC è un “regno eremita”, “irrazionale”, “imprevedibile”; i suoi leader sono “folli dittatori rossi” e sono dei “satrapi ridicoli”; vedi la pettinatura e i rialzi nelle scarpe del padre dell’attuale Kim Jong Eun, il defunto Kim Jong-il. Per non parlare del programma nucleare che mette a repentaglio l’esistenza stessa degli Stati Uniti costretti a piazzare uno scudo anti missile in Giappone per difendere la patria del capitalismo dall’isteria scomposta dall’élite dirigente di un paese di circa 24 milioni di abitanti che tirano la cinghia per sopravvivere. Insomma la RPDC rappresenta la summa del vizio e dell’abiezione.

La situazione, in realtà, è molto più complicata per i rapporti da guerra fredda entro e fuori la penisola coreana. Il guaio è che molti giornalisti attingono alle notizie che più si attagliano ai luoghi comuni (di cui sopra) senza non dico approfondire, ma perlomeno vagliare le fonti. Se l’argomento Corea del nord è poco interessante e facilmente liquidabile sarebbe meglio, forse, non parlarne affatto. E’ il caso della notizia riportata dallo JoongAng Daily e ripresa dal Corriere della Sera.
 
Secondo il quotidiano sudcoreano conservatore, una “fonte” (non meglio specificata) avrebbe affermato che in 7 città nordcoreane ci sarebbero state 80 esecuzioni pubbliche in contemporanea. I reati sarebbero stati “minori” ma tutti relativi alla Corea del sud, scrive il JoongAng: il possesso di DVD sudcoreani, di una Bibbia o di materiale pornografico. Il giornalista del JoongAng si pone una domanda retorica: come mai le autorità locali avrebbero costretto 10.000 persone, bambini inclusi, ad assistere alla spaventosa sventagliata di mitra su una decina di colpevoli di questi “reati minori” in città come Wonsan, scelta dal giovane Kim come volano economico, in particolare come centro del turismo. 

L’unica vera e verificabile notizia contenuta nell’articolo è proprio lo sviluppo del turismo: un primo importante segno da non sottovalutare che indicherebbe (condizionale d’obbligo), per la prima volta da sei decenni, che la mentalità dell’elite sta cambiando in uno dei paesi più chiusi e più sanzionati del mondo. Non sono una fan del regime dei Kim, ma un conto è basarsi sui fatti di cui disponiamo per parlare della RPDC, un altro è citare una fonte che cita un’altra fonte imprecisata.  Non basta premettere nell’articolo che il giornale sudcoreano di cui sopra è conservatore perché in sé non vuol dire nulla. Di fatti la notizia non è stata pubblicata dall’agenzia di stampa sudcoreana, Yonhap, né dalle agenzie di stampa e dai quotidiani “occidentali” che si occupano seriamente di politica estera e nemmeno da altri quotidiani conservatori sudcoreani, leggibili in inglese in rete. E’ vero: la Corea del nord è retta da un regime autoritario indifendibile. Forse sarebbe bene selezionare per il lettore delle informazioni che abbiano almeno un fondamento di realtà.

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