2014-01-29

Corea del sud: l'economia corre, gli investimenti sociali languono

Il PIL della Corea del sud ha registrato un aumento del 2,8% nel 2013 rispetto al 2% nel 2012. Le previsioni della Banca Centrale sudcoreana per il 2014 sono ancora più rosee con un prudenziale +3,8% nel 2014.
Il 22 gennaio 2014 l’Executive Board del FMI (Fondo Monetario Internazionale) rileva una ripresa delle esportazioni, dei consumi interni e del settore delle costruzioni. Stefano Carrer sul Sole24ore del 23 gennaio 2014 ha dedicato all'argomento un articolo interessante, raro da trovare sui giornali italiani.
Uno dei punti di forza del piccolo dragone asiatico è stata ed è l’alta percentuale di investimenti in ricerca e innovazione che da oltre due decenni sono una costante sotto i governi di qualsiasi colore politico.

La Corea del sud ha superato il Giappone da anni nel campo della cantieristica, dell’elettronica, delle TV al plasma, delle connessioni a banda larga (per citare alcuni primati e punti di eccellenza) ma è ancora molto indietro sul fronte delle protezioni sociali: ha il capitolo di spesa più basso dei paesi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo Economico).
Tredicesima economia mondiale, con un reddito procapite superiore alla media dei paesi dell’Unione Europea, la Repubblica di Corea, deve affrontare una forbice sempre più marcata fra ricchi e poveri, l’invecchiamento della popolazione (nel 2050 probabilmente la più vecchia dei paesi OCSE la diseguaglianza nei redditi, la disoccupazione giovanile e il basso contributo femminile al mercato del lavoro.

La disuguaglianza dei redditi, secondo il direttore del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Christine Lagarde, rischia di minare la coesione sociale che ha accompagnato lo sviluppo economico del paese che, negli anni ’60, aveva uno dei redditi procapite più bassi al mondo. Occorre aprire una doverosa parentesi che va al di là dei meri dati economici e del bon ton delle istituzioni internazionali. Lo sviluppo economico è stato guidato e promosso dalle dittature militari del padre dell’attuale presidente, il generale Park Chung Hee (1961-1979) e dell'ex capo della sicurezza militare, Chun Doo Hwan (1979-1987). Un periodo cupo di abuso sistematico dei diritti umani che è costato molto in termini sociali e politici ai sudcoreani. 
L’economia guidata della Corea del sud si avvicina molto a un caso di scuola. Il benessere prodotto dallo sviluppo ha allargato i suoi benefici a una classe sempre più ampia di cittadini creando una classe media che a sua volta ha appoggiato la lotta degli studenti e degli intellettuali contro le dittature militari e i loro soprusi. Dopo un periodo di transizione (1987-1991) in cui tocca a un ex generale,  interpretare la svolta del suo paese, la Corea del sud compie il suo secondo miracolo: nel 1992 elegge il suo primo presidente civile e ripudia le dittature.

La storia seguente è piena di successi e primati economici. La RdC supera, nel giro di due anni, la grave crisi finanziaria del 2008, dovuta agli enormi debiti privati dei grandi conglomerati (chaebol), con una serie di riforme incisive che le permettono di ripagare il più grosso prestito concesso, all’epoca, dal FMI a un paese in crisi. Ma riesce a ripagare il Fondo Monetario a tempo di record. Nella Grande Recessione iniziata nel 2007 negli Stati Uniti, la Corea del sud dimostra di avere imparato la lezione e non commette gli errori di molti paesi industrializzati. Oggi l’inflazione è bassa, le finanze pubbliche sono sane e le riserve estere (prosciugate nel 1997-1998 per salvare lo stato dalla bancarotta) sono consistenti. Con la Cina e il Giappone, la RdC finanzia il debito americano.

Mancano tuttavia passaggi fondamentali di riequilibrio sociale che il governo conservatore della signora Park Geun Hye (figlia di Park e presidente della repubblica dal febbraio 2013) ha promesso di correggere in campagna elettorale. Come ho accennato, l’invecchiamento della popolazione può ridurre nel lungo periodo la crescita al 2,5% rispetto al 5% all’inizio del XXI secolo. Il tasso di nascite è il più basso dell'OCSE.
Nello schema sociale attuale che tende all’esclusione, giovani, vecchi e donne sono la parte più debole della popolazione. Metà dei laureati odierni trova solo impieghi precari. In generale solo il 24% dei giovani trova lavoro contro una media del 40% nei paesi dell’OCSE. Il che riflette da un lato l’alto tasso di laureati, dall’altro la mancanza di un’educazione professionale; i datori di lavoro non trovano mano d’opera qualificata. Ancora più precaria la condizioni dei vecchi sudcoreani che non hanno un sistema pensionistico che consenta loro di sopravvivere degnamente a fine lavoro.  La mancanza di un sistema sanitario nazionale fa sì che per i figli il ricovero e la degenza di un genitore anziano in ospedale sia insostenibile. E’ triste che in una società tradizionalmente incardinata sulla famiglia e sul rispetto per i genitori, nonni e antenati, i vecchi abbiano la probabilità di essere poveri tre volte maggiore rispetto alla popolazione nel suo complesso, come sottolinea Lagarde. Terzo punto dolente: la disparità di genere nel mercato del lavoro è la più alta della media dei paesi OCSE. Le donne che lavorano sono il 23% in meno degli uomini, con la partecipazione più bassa fra i paesi OCSE; la situazione è pressoché uguale a vent'anni fa. Fra i manger solo il 9% sono donne rispetto alla media OCSE del 29%.  Anche il primo ministro giapponese, Abe Shinzo, ha inserito nel suo programma una maggiore partecipazione delle donne al processo produttivo; un tocco di modernità nel suo governo ultraconservatore. Da un lato le donne, secondo il ruolo assegnato loro dalla tradizione confuciana, sono proiettate alla cura della famiglia, dall'altro le lunghe ore lavorative (uno degli ingredienti del successo economico sudcoreano) non consentono di conciliare vita privata e lavoro. Occorrono, come mettono in luce gli studi del FMI e dell'OCSE forti investimenti in strutture per la cura dei figli (dagli asili nido al doposcuola) e condizioni di lavoro più flessibili.









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