2014-01-21

Ancora qualche considerazione - senza cani famelici - sul caso Jang

ANALISI


La trovata di un giornale di gossip cinese, secondo cui il potente Jang Song Taek sarebbe stato sbranato da cani feroci e famelici, riportata incautamente da alcuni quotidiani si è rivelata, ahimé, un fuoco di paglia. L’umiliazione pubblica di Jang e la sua esecuzione con un metodo più tradizionale (fucilazione), ha messo in luce piuttosto, secondo i servizi segreti sudcoreani, le smodate ambizioni dello zio del leader supremo, Kim Jong Eun, e l’accaparramento per sé e i suoi accoliti degli introiti derivanti dalla vendita di carbone e di prodotti marittimi alla Cina; a spese delle forze armate e delle casse private della famiglia Kim.  Potere economico e potere politico, si sa, vanno a braccetto. Per di più le forze armate hanno consentito a due generazioni di Kim il controllo assoluto sul paese. Morto il suo mentore, Kim Jong Il, alla fine del 2011, Jang avrebbe pensato fosse arrivato il momento di uscire dalla tutela della famiglia regnante, in cui era entrato come marito di Kim Yong-hui, figlia del fondatore, e di mettersi in proprio data la giovane età e l’inesperienza del trentenne Kim Jong Eun.

Riconosciuto ormai a livello internazionale, come numero due del regime teocratico nordcoreano, ricevuto dalla Cina con gli onori dovuti a un capo di stato, Jang si sarebbe sentito tanto sicuro e protetto dalla sua appartenenza alla Famiglia e dai suoi agganci con il grande vicino, da sottovalutare la reazione dei militari e del nipote. Tra le accuse del tribunale militare che l’ha condannato a morte c’è, infatti, la svendita delle materie prime del paese e, sebbene non specificato, l’affitto alla Cina per 50 anni di aree di interesse economico strategico, inclusa la zona economica speciale a Razon. Questo, in sintesi, è quanto emerge dalle ricostruzioni dei Servizi sudcoreani e dalle moltissime analisi degli specialisti a commento di un fatto tanto insolito, rapido e pubblicizzato avvenuto al vertice di uno stato tradizionalmente opaco. Secondo le accuse mossegli dal tribunale che l’ha condannato a morte e le stesse parole di Kim Jong Eun nel suo messaggio alla nazione del primo gennaio, Jang avrebbe cercato di trasformare in un “piccolo regno” il dipartimento amministrativo del Partito coreano dei lavoratori, mettendo “elementi indesiderabili” nel partito e nelle istituzioni nazionali in preparazione di un colpo di stato. Restano molti interrogativi e ci vorrà del tempo per avere un quadro più chiaro. E’ un fatto che dei sette personaggi di alto livello che circondavano il feretro di Kim Jong Il, avviato al riposo eterno, ne sono restati soltanto due (ottantenni). Colpa di Jang deciso a disfarsi in fretta degli avversari più pericolosi? O il solito repulisti simile a quello condotto da Kim Jong Il alla morte del padre? Le purghe dei seguaci di Jang (a detta di alcuni analisti addirittura 3.000 persone) probabilmente andranno avanti senza grancassa, secondo il vecchio copione. Gli esperti seguiranno via via rimozioni e promozioni che possono indicare su quali forze Kim ha deciso di appoggiarsi. (Ad esempio: nell’analizzare la foto ufficiale di gruppo per il secondo anniversario della morte di Kim Jong Il alcuni Korea watchers hanno rilevato il ritorno in prima posizione dei militari schierati alla destra di Kim Jong Eun e signora). Il terzo Kim non ha la legittimità del nonno, Kim Il Song, sulla cui somiglianza e apparente bonomia è stato costruito fin dall’inizio il suo personaggio. Né, finora, sembra avere dalla sua la base politica del padre, che ha fatto dell’esercito la colonna portante dei suoi 17 anni di potere assoluto. Riuscirà a ricomporre la frattura al vertice dosando, come i suoi predecessori, prebende e terrore politico? Secondo il Ministero dell’Unificazione sudcoreano in due anni Kim Jong Eun avrebbe rimpiazzato 97 su 218 (44%) dei personaggi più influenti nel Partito, nel governo e nelle forze armate per creare la sua personale base di potere. L’esecuzione mediatica e senza precedenti di Jang scoraggerà definitivamente altri tentativi di ribellione al vertice? Che ne sarà dei progetti economici, fra cui le ZES (zone economiche speciali) e lo sviluppo del turismo per attrarre capitali e valuta straniera, ferme restando le numerose sanzioni economiche e finanziarie che impediscono, fra l'altro, transazioni valutarie internazionali con la Corea del nord? Il caso Jang, sommato alla chiusura unilaterale del complesso industriale intercoreano di Kaesong la primavera scorsa, non è attraente per eventuali capitali esteri. La palla è sempre in mano alla Cina.

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